La crisi delle piccole imprese edili piemontesi: colpe e vie d’uscita

La crisi delle piccole imprese edili piemontesi

Una perdita del 3% di imprese registrate alla Confcommercio, come quello registrato tra 2016 e 2017, rappresenta un segnale inequivocabile che il settore fatica a rialzarsi.

Una ripresa che non avviene nonostante l’importante stimolo dato al comparto dagli incentivi per ristrutturazioni e riqualificazioni energetiche – e relativa proroga per il 2019. Che se da un lato fanno decisamente bene agli attori economici coinvolti, al portafoglio dei cittadini e all’ambiente, dall’altro sono purtroppo la proverbiale goccia nel mare.

Una goccia peraltro di una cospicua dimensione – solo nel 2018 gli sgravi fiscali hanno favorito investimenti per 28,9 miliardi di euro – ma che non basta.

E’ sempre la Confartigianato piemontese a osservare come un aggravio della salute del comparto siano gli “scarsi investimenti pubblici nel settore”, e la “bassa vivacità dell’edilizia civile”.

Se però dobbiamo guardare a delle fantomatiche “colpe”, è necessario ammettere obiettivamente come gli stessi imprenditori non ne siano esenti.

Posto che un tessuto così sedimentato nel territorio, come quello delle piccole e piccolissime imprese artigiane italiane, ha dei tempi di reazione lenti, ragionando più spesso con un forte conservatorismo, è evidente come l’incapacità di rinnovarsi abbia aggravato una crisi già difficile.

Anche in questo caso infatti l’ammodernamento e l’innovazione avrebbero rappresentato la chiave di volta per una ripresa che avrebbe potuto essere se non indolore, decisamente più veloce.

In questo momento però una chiara possibilità di riscatto è già ben chiara all’orizzonte.

Si tratta dell’edilizia 4.0, per la quale le imprese dell’edilizia possono rappresentare l’anello di congiunzione tra il mondo dell’innovazione smart e iperconnessa e gli utenti finali degli edifici realizzati con questa logica.

Le imprese potrebbero porsi come intermediari nella filiera immobiliare, interfacciandosi da una parte con gli installatori dei dispositivi tecnologici e con i progettisti – eventualmente, partecipando anche al BIM – e dall’altra con le richieste di investitori e committenti: dall’organismo pubblico, fino alla singola famiglia che desidera un’abitazione aggiornata e innovativa.

Potrà non essere facile per le aziende del comparto edile (specie per quelle più piccole) reinventarsi e aggiornarsi. Eppure, i nuovi ruoli che si rendono necessari per gestire questo nuovo settore nel settore rappresentano una chiara possibilità di rispondere al contraccolpo della crisi del mattone, se non addirittura di crescita.

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