Con gli ultimi articoli abbiamo imparato a districarci nel difficile compito di scegliere a chi affidare la nostra ristrutturazione.
Abbiamo visto in che occasioni è sufficiente rivolgersi a un artigiano edile specializzato, e quando conviene scegliere una impresa di ristrutturazioni strutturata.
Sappiamo che il primo strumento che abbiamo per valutare i papabili candidati – fatte le opportune ricerche, online e non – è il preventivo e che dobbiamo fare particolarmente attenzione a quelli stracciati.
Abbiamo familiarizzato con la questione del tempo: il nostro bene più prezioso, da risparmiare quando ci è possibile affidandoci a professionisti che ci tengano aggiornati sulla situazione dei lavori in corso.
Vediamo ora qual è il tassello mancante di questo puzzle, e come essere finalmente in grado di scegliere l’impresa di ristrutturazioni che fa davvero al caso nostro.
Le “Storie dell’orrore”: dove “fiducia” è la parola magica.
Ne abbiamo già parlato. Le ho chiamate – forse sul momento ti sarà sembrato eccessivo – storie dell’orrore.
E come le vere storie dell’orrore, girano. Io ne sento molte, essendo “del settore”. Ma ti posso assicurare che nel territorio dove opera la mia impresa, sono più frequenti di quanto non si pensi.
E’ preoccupante.
Ti racconto una di queste “storie dell’orrore”.
Mario ha appena acquistato un appartamento: costruito negli anni sessanta, gli spazi interni sono penalizzati dalla presenza di un cucinino davvero “vecchio stile”. A parte questo, l’abitazione è già abitabile.
Mario pensa allora di far realizzare un open space moderno, arioso e pieno di luce: farà abbattere il muro che divide cucinino e soggiorno per avere finalmente una bella sala nella quale organizzare cene e ospitare gli amici.
Già che c’è, farà ristrutturare i due bagni dell’appartamento.
Sua moglie – pensa Mario – ne sarà entusiasta.
Il nostro protagonista si mette quindi alla ricerca del prezzo migliore per un lavoro che, in media, viene a costare all’incirca 15000 euro. Tra i vari preventivi che mette assieme ce n’è uno che promette un prezzo ottimo: l’artigiano infatti avrebbe fatto risparmiare a Mario ben 3000 euro, con i quali – pensa lui – avrebbe potuto comprare gli elettrodomestici nuovi.
Questo artigiano – ma chiamiamolo più che altro “tuttofare improvvisato” – pretende allora l’acconto, rigorosamente in contanti, per dare il via ai lavori.
Il giorno prefissato per l’inizio del cantiere, le demolizioni dei pavimenti e dei sottofondi di salotto e cucinino hanno inizio… per finire già il giorno successivo.
Nel senso che del tuttofare non si è vista più traccia.
Il nostro Mario ha tentato disperatamente di rintracciarlo: ma il numero di telefono – evidentemente falso – ora suona a vuoto, e si scoprirà con un veloce controllo (che forse sarebbe stato meglio aver fatto prima) che anche numero di partita iva, DURC e altri documenti per l’avvio dei lavori erano falsi.
I 3000 euro risparmiati – che sono volati via con l’acconto dato brevi manu all’artigiano – diventano quindi una perdita ulteriore.
Le storie dell’orrore, più o meno, sono tutte fatte così (gli autori, c’è da dirlo, non ci mettono molta fantasia!)
Perché, oltre che per chi le subisce, sono preoccupanti anche per gli altri?
Perché è grazie a simili personaggi che ora, quando si deve intraprendere una ristrutturazione, ci si muove con i piedi di piombo. Si valuta, si controvaluta, ci si pensa. Anche quando abbiamo preso la nostra decisione, l’ansia non ci abbandona.
Si è persa la fiducia nel professionista.
In fondo, l’artigiano (o l’impresario) è la persona alla quale darai le chiavi di casa tua. Racconta mio padre – che ha decenni di esperienza nel settore – che quando mio nonno ha fondato la Mastromauro Costruzioni, l’intero processo era ben diverso: sceglievi l’impresa di ristrutturazioni, le davi le chiavi di casa… e le recuperavi a lavoro finito. Rientravi in una casa immancabilmente pulita, nella quale il lavoro era stato fatto a regola d’arte. L’impressione che avevi fin da subito degli impresari edili era quella di persone inevitabilmente disponibili, professionali e serie.
Professionisti nei quali riporre la tua fiducia, ciecamente.
In definitiva, è evidente come l’impresa alla quale affidare la nostra ristrutturazione vada valutata in modo complessivo e globale, non solo facendosi influenzare dal prezzo che ci viene proposto nel preventivo.
Soffermarsi sulla qualità e sulla professionalità percepite in fase di sopralluogo, nonché sulla struttura aziendale che si può intravvedere dietro al nostro interlocutore, permette di muoversi da subito nella giusta direzione, e scegliere così un’azienda con la quale stringere un buon rapporto.
Un ultimo consiglio. Un ottimo indicatore della competenza di un professionista è la velocità con la quale ci fornisce risposte ai nostri dubbi e alle nostre domande. Se le nostre esigenze e curiosità vengono soddisfatte entro ventiquattrore è un buon segno.
Se passa una settimana, è tutto un altro discorso.

