Edilizia 4.0: il ruolo delle imprese

Edilizia 4.0 il Ruolo delle imprese

C’è un futuro che speriamo essere davvero dietro le porte. E’ quello del 4.0. Quello che sogna un patrimonio immobiliare smart, efficiente, iperconnesso.

L’aggiornamento europeo della direttiva sulle prestazioni energetiche in edilizia, ma anche la legislazione nazionale (vedi l’art. 135 bis del DPR 380/2001), richiedono infatti una poderosa riconversione degli edifici esistenti, e impongono parametri stringenti per quelli da costruire ex novo.

Anche le deadline sono stringenti (ne parlo qui).

Alla questione strettamente relativa alle tecnologie di comunicazione, c’è da aggiungere l’efficientamento energetico degli edifici, in vista soprattutto delle nuove sfide ambientali che abbiamo davanti.

In breve, tutti gli edifici di nuova costruzione dovranno essere dotati già in fase progettuale di una infrastruttura fisica multiservizio. Gli edifici obsoleti – in Italia numerosi – devono gradualmente essere convertiti, dato che le nuove reti di comunicazione sono ormai fondamentali anche per la vita quotidiana.

Le possibilità di riscatto per un comparto edile in difficoltà sono enormi. Tuttavia, c’è una questione “culturale”. Il sapere tecnologico che sottende alle nuove tecnologie dell’edilizia 4.0 – in questo caso, parliamo di domotica e di FTTH, la fibra ottica – è ancora appannaggio degli esperti del settore.

Installatori elettronici, di sicurezza, di domotica, di tecnologie 5G e, più ampiamente, l’internet delle cose e un quotidiano smart sono una realtà, ma a capirla – e a saperla gestire – sono ancora in pochi.

Qual è allora il ruolo possibile per le imprese edili, siano esse di costruzione che di ristrutturazione?

Le imprese possono svolgere il ruolo di intermediari nella filiera immobiliare.

Per farlo, è necessario però un cambiamento di ruolo e partecipazione delle imprese stesse, non solo perché l’aggiornamento tecnico richiesto è cospicuo. L’apprendimento (e il costante aggiornamento) della competenza tecnica infatti va di pari passo con la plausibile nascita di nuove figure professionali specializzate da inserire negli organici aziendali.

Se per le aziende di una certa entità, già strutturate, questa crescita è fattibile, con investimenti sostenibili e tempistiche ammortizzabili, c’è invece da tenere conto di quel tessuto imprenditoriale, tipicamente italiano, fatto di micro-imprese.

E’ il tessuto imprenditoriale che soffre: in Piemonte, per esempio, solo tra 2016 e 2017 sono “morte” quasi 1200 imprese artigiane del comparto edilizio.

Per queste un aggiornamento completo alle innovazioni può trasformarsi in un salto – anche economico – troppo grande. Eppure, come riflettevamo la settimana scorsa, anche il mettersi alla pari con le nuove tecnologie rappresenta una chiave per scavalcare gli strascichi della crisi, e immettere così nuova linfa nelle proprie risorse.

Ecco quindi che la ricerca di una nicchia di mercato, da raggiungere e occupare per mezzo di una iper-specializzazione, può essere la risposta anche per questi attori del mondo edilizio.

Facebook
Twitter
LinkedIn
Pinterest
Torna su