Ecobonus anche per le aziende?

Niente detrazioni per le ristrutturazione delle aziende

Abbiamo parlato diffusamente in queste settimane del “regalo” che il Governo ci ha fatto: la proroga al 2019 delle detrazioni fiscali per gli interventi di ristrutturazione edilizia e riqualificazione energetica.

 

La situazione è chiara – e rosea – per il cittadino che vuole ristrutturare casa, per risparmiare adeguandosi ai nuovi parametri di efficienza energetica. Gli incentivi, come abbiamo visto, partono dal 50% di detrazione fiscale per la sostituzione di serramenti e infissi obsoleti, e possono arrivare fino all’85% per interventi importanti.

Per le aziende, invece, la realtà è ben diversa.

Le detrazioni fiscali sono infatti fruibili per le ristrutturazioni delle aziende?

La risposta è semplice: no.

Le deroghe alle detrazioni fiscali sono destinate esclusivamente ai soggetti che vengono tassati attraverso l’IRPEF, quindi ai contribuenti che pagano l’imposta sul reddito delle persone fisiche. Le aziende come Srl e SpA invece, la cui tassazione avviene tramite IRES, sono escluse dai bonus.

Il discorso vale per tutti i tipi di incentivi di cui stiamo parlando: ecobonus, bonus ristrutturazioni e bonus mobili.

La mia riflessione, decisamente amara, è che, come peraltro siamo abituati a vedere, anche questa volta il nostro Stato non abbia mostrato interesse per la salvaguardia del tessuto imprenditoriale italiano.

 

La chiave della crescita è l’innovazione

Come sostengo da sempre, è fondamentale non rimanere meri spettatori passivi di quello che succede – e che ci riguarda più o meno direttamente – ma dobbiamo essere noi stessi a fare.

Dove “fare” significa proprio cambiare attitudine, e diventare agenti attivi. Se questo è vero – e forse scontato – per la sfera personale, anche in quella lavorativa e imprenditoriale è l’unica strada percorribile.

Quanti artigiani e piccoli imprenditori invece si rassegnano? Quanti si sono lasciati abbattere dalla crisi del 2008? Quanti non hanno voluto (o saputo) accettare il cambiamento – inevitabile, ma anche evidente – puntando sempre il dito contro altri? La burocrazia, le tasse, il fisco… sempre escludendosi dalle possibili cause del proprio declino.

E’ una mentalità perdente, specie in questi tempi di accelerazione e cambiamento.

La risposta invece c’è, anche se non è facile seguirla: è l’innovazione, il rinnovarsi, la ricerca di nuove metodologie di lavoro.

Ecco che ristrutturare un edificio aziendale in chiave di efficienza energetica significherebbe mettere in moto una filiera – quella dell’edilizia – il cui indotto sarebbe potenzialmente infinito. Penso ad esempio alle piccole imprese che nel torinese producono per l’automotive. Se avessero potuto aggiornare i macchinari (e quindi le procedure) e potenziare i propri edifici, sarebbero probabilmente riuscite a contrastare la concorrenza estera.

Una impresa che funziona genera un effetto cascata virtuoso, che fa bene all’economia.

E’ triste vedere aziende potenzialmente forti lavorare nella precarietà di strumenti vecchi, edifici obsolescenti… quando le agevolazioni e i bonus adatti avrebbero viceversa innescato un processo di rinnovamento e spinta importantissimi.

Pensiamoci, e agiamo di conseguenza.

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